Sport Ambiente e Valorizzazione del Territorio

Trekking

Alcuni anni prima della costituzione dell’associazione, i tre soci fondatori iniziarono a progettare e ripristinare i vecchi sentieri minerari. Dopo la fondazione dell’associazione, il primo sentiero ad essere inaugurato è stato quello conosciuto a livello Europeo col nome di “Miniere nel Blu”, questo va da Masua sino a Cala Domestica. Il lavoro svolto per la realizzazione di questo percorso è inimmaginabile, tantissime faticose giornate di duro lavoro sono state spese ad individuare e pulire i tratti di sentiero già esistenti, ma anche a crearne di nuovi al fine di ottenere i raccordi con i tratti esistenti. Questo faticoso compito è stato svolto con grande passione da parte del socio Bruno Fonnesu, lui ha il grande merito di aver migliorato e sistemato il lungo percorso tortuoso e selvaggio a strapiombo sul mare, per fare questo è stato necessario sistemare una scala in ferro e un cavo d’acciaio sopra Porto Flavia. Nei primi mesi del 2008 grazie ad un piccolo contributo del Parco Geominerario Storico ed Ambientale della Sardegna, sul percorso fu sistemata la segnaletica informativa e direzionale. I pannelli informativi e i pali per sostenerli furono portati a spalla sino al punto della sistemazione. Non essendo stato sufficiente il contributo del Parco Geominerario, con una donazione extra da parte dei soci è stato possibile portare a termine il primo e lungo sentiero panoramico del Sulcis Iglesiente, teniamo a precisare che tutto il lavoro è stato svolto da dei volontari.

Installazione primo cartello nei sentieri minerari.

Nella primavera del 2009 si progettò e realizzo l’apertura del secondo sentiero, noto con il nome di “Tonnare” che va da Portoscuso a Porto Paglia, ma questo non fu mai inaugurato, anche in questo caso la realizzazione è stata possibile grazie ai soci Fondatori.

Alla fine dell’anno 2009 i soci dell’Associazione progettarono e portarono a termine, dopo numerosi mesi di lavoro e tanta fatica, il terzo sentiero oggi conosciuto come “Sentiero dei cinque faraglioni”, anche questo non venne inaugurato.

Nel mese di Maggio 2010 si lavorò alla pulizia e messa in sicurezza del percorso che va dall’ingresso di Nebida alla Laveria Lamarmora, questo è il sentiero che percorrevano i Minatori per recarsi al proprio luogo di lavoro.

Nel mese di Agosto 2010 ci fu la prima escursione notturna alla Laveria Lamarmora in collaborazione con la Consulta delle Associazioni del Parco Geominerario Storico ed Ambientale della Sardegna, dove aderirono tanti turisti entusiasti dell’iniziativa.

Il 31 Dicembre 2010 in collaborazione con la consulta delle associazioni per il Parco Geominerario Storico ed Ambientale della Sardegna ci fu la seconda escursione notturna alla Laveria Lamarmora, con il festeggiamento del capodanno e spettacolo pirotecnico, l’iniziativa rientrava nel programma “Sardegna fatti bella”.

Nel mese di Febbraio 2011 in collaborazione con la Consulta delle Associazioni per il Parco Geominerario Storico ed Ambientale della Sardegna, collaborammo per il trekking nelle miniere argentifere.

Il giorno 18 Marzo del 2011 essendo a conoscenza dell’importante iniziativa in atto da parte della Regione Sardegna, sul censimento degli alberi monumentali, abbiamo informato l’ente interessato riguardo l’individuazione di un albero pluri-secolare di Ginepro Coccolone nel sentiero delle Tonnare, (tra Porto Paglia e Guroneddu). Tale segnalazione è stata fata da due nostri soci che frequentano il corso ONA (operatori naturalistici ambientali) presso l’Università di Cagliari (facoltà di ingegneria), impegnati nel rilevamento di un possibile percorso naturalistico di trekking da Capo Altano (comune di Portoscuso) a Porto Paglia (comune di Gonnesa). La presenza dell’esemplare di Ginepro Coccolone è stata individuata lungo questo tratto di costa. Quello che ha attirato l’attenzione sono state le sue riguardevoli dimensioni. In seguito al rilevamento, l’albero in questione è stato studiato ed è emerso che la sua circonferenza è di metri 4 circa alla base, ed e dotato di ben 9 ramificazioni alte circa 10 metri, sei delle quali verticali e tre orizzontali al livello del terreno.

Escursione presso “Monte Nai”

Il 20 Marzo del 2011 ci fu la collaborazione con la Consulta delle Associazioni per il Parco Geominerario Storico ed Ambientale della Sardegna riguardo l’escursione di trekking nel territorio di San Benedetto.

Nel mese di Aprile 2011 in collaborazione con l’associazione “Amici della vita”, si organizzò l’escursione da Masua a Canal Grande, in quell’occasione il Parco Geominerario Storico ed Ambientale della Sardegna ci concesse un contributo per l’acquisto di 100 magliette e 100 capellini.

Il giorno 1 Maggio 2011 in collaborazione con l’associazione “Amici della vita” di Iglesias, partecipammo all’escursione Iglesias – San Pietro – Nebida.

Nel mese di Agosto 2011 organizzammo un’escursione notturna alla Laveria Lamarmora con la presenza di numerosi turisti.

Nel mese di Ottobre 2011 pulimmo, rendendolo fruibile il 4°sentiero minerario, che da Montecani va a Punta Guardiano.

Nella fine dell’anno 2011 riprendemmo la pulizia e la messa in sicurezza del sentiero dei 5 faraglioni, nello stesso anno ci fu la prima escursione in collaborazione con la Consulta delle Associazioni.

Escursione presso il “SENTIERO REGINA”

Il giorno 23 Marzo 2012 organizzammo l’escursione a punta guardiano, ago della bilancia della teleferica gravimetrica per il trasporto del minerale dal villaggio minerario di Acquaresi a quello minerario di Masua.

Il giorno 25 Aprile 2012 in collaborazione con l’Associazione “Amici della vita” partecipammo all’escursione da Masua a Cala Domestica, in quell’occasione parteciparono 350 persone, a fine percorso ci fu il pranzo organizzato dalla pro Loco di Iglesias presso Cala Domestica.

Nel mese di Maggio 2011 collaborammo all’iniziativa di “Videolina” e “Provincia di Carbonia – Iglesias” al programma “Montagne di Sardegna” con la ripresa del sentiero “Miniere nel Blu” e con l’intervista di Bruno Fonnesu.

Il giorno 20 Settembre del 2012 Trekking minerario: il giro di “Monte Nai”, con pranzo presso l’ovile di un pastore locale.

Nel mese di Ottobre 2012 esecuzione della deviazione del sentiero dei 5 Faraglioni, furono necessari tre giorni di lavoro da parte dei nostri soci.

Nel mese di Novembre 2012 in collaborazione con l’Associazione “Amici della Vita” partecipammo all’escursione da Iglesias a S. Pietro e Nebida.

Il giorno 14 Aprile del 2013 Trekking: escursione nel sentiero delle “Tonnare”, da Capo Altano a Porto Paglia.

Il giorno 09 Giugno del 2013 inaugurazione del sentiero minerario “Verde Azzurro”, in tale occasione venne realizzato un video del percorso, l’escursione termino con uno spuntino.

Il giorno 23 Giugno del 2013 Trekking nel sentiero dei 5 Faraglioni con la realizzazione di un video del percorso e spuntino a fine escursione.

Il giorno 07 Agosto del 2013 Trekking: Punta Guardianu e spuntino a fine escursione.

Escursione presso il sentiero “NEBIDESE”

Il giorno 13 Luglio del 2013 inaugurazione nella nostra sede, del museo Minerario e della mostra di Vecchie fotografie minerarie.

Il giorno 10 Novembre del 2013 escursione: il giro di Monte Nai e pranzopresso l’ovile di un pastore locale, aderirono 80 persone.

Il giorno 15 Dicembre del 2013 escursione nel percorso minerario: tragitto tra Monte Agruxiau e Nebida.

Nel mese di Gennaio 2014 Trekking: escursione nel percorso Nebidese.

Nel mese di Febbraio 2014 Trekking nel percorso della “Speranza”.

Nel mese di Marzo 2014 Trekking: inaugurazione del sentiero “Regina”

Gutturu Cardaxius,

la Sardegna dell’arrampicata

19.09.2009 di PlanetMountain

Bruno Fonnesu e Maurizio Oviglia, con la speciale partecipazione di Manolo, presentano il Gutturu Cardaxius, il canyon nel sud della Sardegna che, con le sue 4 bellissime falesie, si propone come la nuova mecca dell’arrampicata nell’Isola.

Nel sud della Sardegna c’è un nuovo stupendo canyon per arrampicare… Si sa, soprattutto nel grande mondo dell’arrampicata, le voci corrono, la gente mormora e il tam tam era già da un bel po’ arrivato anche da queste parti. Poi, qualche giorno fa, è arrivata anche la notizia che Manolo, proprio in quel paradiso, ha liberato un bel tiro dall’incerta gradazione (8a+ o 8b?). Ora, poichè œ il mago ci ha abituati a ben altro, abbiamo deciso di disinteressarci del grado e della sua quasi on-sight (visto che per i più pignoli bisogna tener conto anche della sua calata di un anno fa per indicare i punti dove poi il chiodatore ha messo gli spit). Invece, prendendo la palla al balzo, abbiamo deciso di parlarvi di questo nuovo paradiso dell’arrampicata.

A presentarci il fantastico mondo di Gutturu Cardaxius (questo il nome del canyon) e delle sue 4 falesie (Istentales, Piccolo Canyon, Sardus Pater e Banana Republic) è¨ Bruno Fonnesu a cui si è¨ aggiunto Maurizio Oviglia per la falesia Banama. All’infaticabile Bruno, già conosciuto per le sue opere ciclopiche in quel di Masua, si deve il merito della scoperta del tesoro e dell’invenzione del progetto coadiuvato da Giorgio Enne e Andrea Puddu. Una raccomandazione: se avrete la pazienza di leggere la genesi e le idee che hanno ispirato le falesie di Gutturu Cardaxius scoprirete quanta passione ma anche quanta competenza c’è e deve esserci nel lavoro del chiodatore. Non è una novità ma è bene, ogni tanto, ricordarlo. Come val la pena ricordare che il Gutturu Cardaxius è davvero una meraviglia della natura, e tale deve rimanere.

GUTTURU CARDAXIUS, NUOVA MECCA DELL’ARRAMPICATA NEL SUD SARDEGNA? di Bruno Fonnesu
Chiunque percorra il canyon di Gutturu Cardaxius ed è¨ appassionato di roccia non può fare a meno di camminare con il naso all’insù: figuratevi nella mia mente cosa potevo concepire con la fantasia, quando passavo tra quelle pareti immerse in una grande oasi selvaggia! Ogni tanto mi fermavo su piccole paretine ed arrampicavo senza corda per sentirmi solo, io e la roccia. Provai delle forti emozioni anche salendo su un 4° o un 5° grado.
L’idea di chiodare nel canyon nasce da questo e dal grande silenzio che il posto ti regala, silenzio che aveva suscitato in me una grande emozione e desiderio di vedere un giorno tanti amici arrampicare su queste pareti, per provare le stesse sensazioni che avevo provato io. Per cominciare i lavori dovetti cercare un compagno, da solo sarebbe stato troppo faticoso e dispendioso! Provai a coinvolgere in questo progetto il mio amico Giorgio Enne che fu ben felice di collaborare anche per quanto riguarda il lato economico. Una delle pareti più comode e accessibili nonchè la prima ad essere attrezzata fu proprio Istentales. Dopo un primo intervento di pulizia e disgaggio generale cominciammo a segnare e chiodare le prime vie ed ogni volta l’emozione era sempre più forte per proseguire il lavoro, fino a raggiungere ben 19 vie più altre 6 nella paretina che si trova di fronte.
In seguito Andrea Puddu cominciò la chiodatura del Piccolo Canyon: anche io e Giorgio fummo coinvolti per aiutarlo a portare a termine la chiodatura.
Si continuò con Sardus Pater : per raggiungere questa parete è stato necessario mettere degli scalini in ferro su una paretina di circa 4 metri per facilitare l’accesso poichè era troppo complicato arrivarci. Alla chiodatura di Sardus Pater oltre io Andrea e Giorgio collaborò anche Manolo segnando le linee di 5 vie che insieme ad Andrea in seguito chiodammo. E per finire Banana Republic di cui meglio di me dirà sicuramente Maurizio.
Con quattro falesie questo Canyon si propone come una delle zone più interessanti e meno conosciute della Sardegna. Certo isolato e selvaggio, ma non è forse questo un pregio? Inoltre è a pochi passi dalla bellissima costa Masua/Buggerru, una delle più selvagge dell’isola, che non mancherà di stupirvi.

BANANA REPUBLIC di Maurizio Oviglia
La prima volta che vidi quella parete, era circa la metà degli anni novanta. Ad esser sincero non la presi neanche in considerazione. Strana era strana, ma mi pareva così liscia e strapiombante da essere totalmente inarrampicabile. E per di più mi sembrava troppo corta. In quella valle zeppa di pareti tornammo nel ˜99 con Mariano Zurru, decisi a chiodare qualcosa. Non c’erano certo problemi di scelta, viste le decine di pareti, ma di nuovo non considerammo quella faglia strapiombante. Ci trascinammo invece, stracarichi, sino alla base di quella che oggi ¨ la falesia di Sardus Pater. Ma faceva caldo, la base della parete era scoscesa e piena di vegetazione… insomma il lavoro da fare sembrava titanico e noi eravamo solo in due! Insomma ci scoraggiammo e tornammo giù. Quella sera stessa iniziammo però a chiodare Wild cadapria a Masua, e di quel Canyon ci dimenticammo quasi totalmente.
L’anno scorso, con Simone Sarti, decidemmo di tornare. Nel frattempo ero stato altre volte nel Gutturu, per ripetere le vie delle bellissime falesie che stava chiodando Bruno Fonnesu. Simone era un pò scoraggiato dal fatto che nel sud Sardegna mancassero prospettive di falesie estreme e stava perdendo la motivazione. Mi offersi di dargli qualche idea e girammo in un giorno caldissimo di luglio tutta la zona a caccia di pareti: più di una volta dovemmo toglierci le zecche dalle gambe. Finimmo di nuovo alla base di quella parete e Simone mi convinse ad andare a vedere. Non era poi così bassa, qualche presa la vedevamo, e in dieci minuti decidemmo che dovevamo iniziare a chiodare… Tornammo una prima volta e nacquero le prime due vie, Vox Populi e Feedback. Poi Simone cominciò ad andare a Jerzu e poi a Quirra, aveva i suoi progetti, ed io rimasi da solo col mio che non mi lasciava in pace. Per un anno chiodai in solitudine, poi Giampaolo Mocci si offerse di accompagnarmi. Alcune linee sembravano futuristiche, anzi decisamente impossibili. Ma qualche tacca cera, qua e là . Erano sfide di una bellezza disarmante ma…appunto…impossibili. Sicuramente qualcuno, prima o poi, le avrebbe addolcite scavandoci o migliorando le prese…così anche se di solito mi astengo dal chiodare cose troppo sopra il mio livello – decisi che l’unica cosa da fare era chiodarle, immaginandone in qualche modo i movimenti. Avrei sempre potuto esercitare il diritto di proprietà sulla via e, prima di toccarla, mi avrebbero dovuto chiedere il permesso… Era in un certo senso un tentativo di salvare un qualcosa per le nuove generazioni… Decidemmo insieme a Manolo che lui avrebbe chiodato le linee più dure, ma in quei giorni non aveva trapano ne spit, ed io ero all’estero… Dovetti quindi farlo io successivamente, sperando di aver interpretato o meglio immaginato – al meglio linee di cui ora, non riesco a fare neanche un passaggio…
Ora la falesia è pronta (anche se non è satura), e anche il nome è stato trovato, in un momento di depressione dopo le ultime elezioni… sarde e nazionali. Mancavano solo le vie di riscaldamento e per gli umani, e ci ha pensato il generoso Bruno Fonnesu, chiodando il lato B della falesia, esattamente speculare in tutto a quello A… Quanto a me e Giampaolo, siamo riusciti a liberare quel che potevamo fare, con l’estate alle porte, la forma in calo ed il caldo che aumentava di giorno in giorno. Lui si è concesso Fessbuk (7b+) ed io lo Psiconano (7c). Il resto lo lasciamo ai fortissimi che verranno…
Che dire, metto le mani avanti e dico che non so se questa falesia piacerà a tutti. Certo che è eccezionale, nel senso che ho visto poche cose simili, se non a Cimai… La sua particolare morfologia, poi, la rende estremamente fotogenica, il che ha già fatto dire a qualcuno che l’arrampicata non è in fondo all’altezza delle foto… nonostante pochissimi ci abbiano finora messo le mani e possano parlare con cognizione di causa. Le vie non son certo lunghe, dai 15 al 20 metri nel settore dello specchio, ma vi assicuro che arrivarne in cima non è cosa semplice! E quando è duro duro, già un masso di tre metri sembra altissimo, figuriamo doverne fare 15!

MANOLO E IL GUTTURU CARDAXIUS di Maurizio Oviglia
Come tutti i vip che si rispettino, anche il mago molto chiaccherato. Lo si vede, poi non lo si vede più… ma dovè, chi l’ha visto, con chi era, qualcuno insinua addirittura che non esista veramente! Tutto si può dire e si può pensare ma di certo però non si può negare che Manolo abbia fiuto… Ovunque ci sia qualcosa di nuovo e di bello, lui è andato a vedere… e toccare con mano. Il fatto che torni ormai da tre anni nel Gutturu Cardaxius, dovrebbe quindi far riflettere. La prima volta che combinammo ci trovammo alla falesia del Piccolo Canyon con mogli e bambini al seguito. Lui era insieme al suo amico emiliano Gabriele Bernazzoli con cui, si dice, ingaggi tra l’altro entusiasmanti tornei di bocce in spiaggia. In meno di mezza giornata polverizza tutte le vie della falesia, di cui non sapevamo ancora bene le valutazioni. Avevamo bisogno di un parere da lui, ma parlare di gradi col mago notoriamente una telenovela. La si finisce sempre con un pò dura di quella … ma forse no…ma se tu dai quella così allora…terminando sempre con un ma se li dai tu e meglio…
Si, soprattutto per quelli che verranno! Aggiungo io!
L’anno dopo, il 2008, qualcuno mi avvertì che il mago si era nuovamente materializzato nel canyon, così lo misi a conoscenza della nuova falesia Banana Republic con un sms. Di nuovo polverizzò tutte le vie della falesia “ ce n’erano 5 chiodate – nonostante non avessimo ancora avuto il tempo di pulirle. Poi mi chiamò entusiasta. Gli offersi allora di ribattezzare la via più dura, che aveva appena liberato. Ci pensò su un anno e da Feedback il nome cambiò in Prese…piccole: pensava probabilmente agli scandali del nostro presidente… ma non vorrei che adesso fosse querelato per quella che è solo una mia supposizione! Viva la libertà di stampa e di satira applicata ai nomi delle vie! Il grado? Anche quello ci volle un anno per capire che si trattava di 8b… o giù di lì¬.
I giorni scorsi Manolo è tornato per la terza volta nel Gutturu. Aveva pochi giorni, così non ha potuto dedicarsi ai progetti di Banana. L’anno prima aveva aiutato Bruno Fonnesu a segnare le vie più dure della nascente falesia di Sardus Pater. Così, quest’anno si è concesso la salita al primo colpo (non e proprio a vista ma quasi) della via più dura, Babaià Un boulder di dita su una sola goccia, su roccia verticale. 8a+? 8b? I ripetitori diranno. Non contento ha poi salito la vicina Antonicu, che io avevo salito in top rope e gradato 8a. Mi dice che sicuramente più¹ facile, ed in confronto a Eternit ¨ un sentiero… Ne eravamo certi, d’altra parte tra il 7c+ ed il 9a una certa qual differenza ancora… Quali che siano i gradi, per noi chiodatori ¨ certo un onore che le sue dita d’acciaio abbiano firmato e sigillato le nostre creazioni… Poi forse ci andranno anni perché queste falesie diventino di moda, e forse non lo saranno mai. Ci basta che colui che un giorno arriverà in cima alla più¹ dura delle vie di Banana Republic si ricordi di noi, chiodatori nulla-tenenti ma un poco visionari, almeno solo per un attimo…

GUTTURU CARDAXIUS DEI COLORI di Maurizio ‘Manolo’ Zanolla
Frequento la Sardegna dal 1979 dove sbarcai, la prima volta, con un enorme piede di porco forgiato a mano da un ormai scomparso artigiano feltrino. Non era mia intenzione scardinare nessuna banca ma bensì, per lavoro, le rocce del Sopramonte e precisamente quelle che dal Gennasilana portano al Gennacroce. Cosa che mi riuscì benissimo al primo masso sfondando e bloccando, non senza orgoglio, l’orientale sarda per alcuni giorni. La cosa più straordinaria comunque rimane il fatto di aver raggiunto la Sardegna attraversando quasi tutta l’Italia, con corriere e treni, senza essere assolutamente arrestati; questo la dice lunga sul cambiamento, non solo della penisola italica.
Ora in Sardegna ci vado in vacanza e si sa che la costa Smeralda non ¨ certo da parte mia la meta più ambita. Mi piace da sempre scalare in solitudine e perdermi nei silenzi di quelle gole, ancora selvatiche, dove anche l’inquinamento luminoso non ancora arrivato e le stelle le vedi davvero ancora vicine. Ma ormai anche le codule del Sopramonte sono diventate lentamente sempre più¹ rumorose e le falesie più¹ nascoste a volte incredibilmente affollate. Forse ¨ per questo che negli ultimi anni, a parte un doveroso omaggio alla costa orientale, ci infiliamo nelle ultime gutturu dell’Iglesiente che incidono selvagge quella straordinaria costa così diversa anche nei colori, quasi che il maestrale che arriva dalla Spagna li avesse rubati da una tavolozza di Picasso e sbattuti disordinatamente fra le voragini delle miniere, presenza inquietante di un periodo di vita e di storie drammatiche.
Ormai non corro più freneticamente da una falesia all’altra ma, se posso, scalo dove non ce¨ nessuno, solo pietra e ambiente. Questa gola mi ha affascinato semplicemente perché diversa, proprio nei colori e nella storia. Onestamente non ma interessa se avrà momenti di fulgida luminosità fra gli arrampicatori, di sicuro ce¨ ancora moltissimo da esplorare e le potenzialità non mancano. bello trovare qualcosa di pronto da scalare in luoghi così e per questo ringrazio con rispetto soprattutto coloro che davvero lo fanno con quella passione che a volte sembra non trovare ragione.
Gutturu Cardaxius diversa anche nelle sue falesie, per il momento” non è ancora cambiata e questo per il momento mi piace.

LE FALESIE DEL GUTTURU CARDAXIUS
Accesso al canyon: l’accesso più¹ semplice è il seguente. Da Cagliari a Iglesias, quindi raggiunta la costa proseguire sino a Nebida e Masua. Seguire la strada per Buggerru e, appena prima del bivio per la bellissima spiaggia di Cala Domestica, svoltare a destra su una strada sterrata che si inoltra nell’entroterra. Seguirla per poco più di 2 km sino all’inizio del Canyon. La prima falesia che si incontra è Istentales, proprio sulla strada. Circa 1 km dopo, sulla destra, Sardus Pater. Infine sulla strada, poco dopo, il Piccolo Canyon e infine Banana Republic. Gli accessi a piedi sono da 0 a 10 minuti. Attenzione: il parcheggio della spiaggia di Cala Domestica in estate custodito a pagamento, quindi non vi sono problemi. In tutti gli altri mesi non lasciare valori in auto.
ISTENTALES. la prima ad essere chiodata, è molto frequentata, soprattutto in estate dopo aver passato la mattina al mare. Qui si gode infatti di una piacevole brezza. Una ventina di possibilità dal 4b al 7a, con vie anche per i bambini. Stupende lunghezze sino a 35 m, di splendida roccia. La falesia in ombra dalle 12 in poi. E stata chiodata da Bruno Fonnesu, Giorgio Enne e Flaviano Bessone.

Il Museo Minerario

Con la costituzione dell’associazione nel 2005 iniziò la raccolta di piccoli utensili e vecchie fotografie, oggetto di testimonianza del grande lavoro svolto dalle generazioni precedenti.
La cultura mineraria, da sempre, caratterizza il nostro territorio e lo rende interessante e attrattivo agli occhi non solo dei turisti ma anche delle persone del posto.

La curiosità e la passione per questa cultura di-mostrata dai soci anno dopo anno diede origine ad un bagaglio di nozioni, storie, fotografie e piccoli utensili che si è pensato di raccogliere all’interno dei locali delle ex scuole elementari in disuso della frazione di Nebida.
Un piccolo museo quasi sconosciuto che in contrapposizione alla maestosità delle strutture esistenti nella frazione continua invece con la sua modestia a garantire la possibilità a tutti di poterlo visitare in maniera gratuita.

All’interno dell’area allestita è possibile ammirare dei reperti appartenenti all’attività mineraria racchiusa nell’area che va dalla Fonderia di Funtanamare alla piccola banchina per l’attracco delle Bilancelle di Cala Domestica, passando nell’entroterra di Is Calitas, Acquaresi, Podestà, S. Giovanni, Cuccu Aspu, S. Giuseppe, Nicolay, Punta Me-zodì, Pane Cani, Canale Bingiasa, Montescorra.
Tutte ormai abbandonate e risalenti a metà del 1800, testimoniano i primi scavi minerari che ci portano molto più indietro al periodo dei Fenici e dei Cartigianesi.