Nebida Cultura Mineraria

Nebida Cultura Mineraria | Non è facile descrivere come si svolgeva la vita ai tempi delle miniere, forse chi non ha vissuto quella realtà  non sarà  mai in grado di rendersi conto di quanto fosse dura e difficile. Ma nonostante questo c’è chi la miniera la ha amata.

In questa sezione viene evidenziato il duplice ruolo della donna nella vita mineraria, quello di lavoratrice e quello di casalinga.

Persino D’Annunzio, quando visitò la miniera di Masua rimase stupito nel vedere lo svolgersi della vita dei minatori. Aveva diciannove anni Gabriele D’Annunzio, quando compì il suo primo viaggio in Sardegna, una delle tappe del suo viaggio fu la visita della miniera di Masua. Lo scopo della visita era di scrivere un reportage per il giornale “Cronaca Bizantina ” col quale il grande letterato collaborava. Il lavoro risale al 1882. In questo è evidenziata la condizione inumana della vita di miniera, di come vivevano le famiglie e con quale speranza potevano crescere i ragazzi, tutti denutriti e analfabeti. Il verismo di Gabriele D’Annunzio, nella descrizione della vita di miniera a Masua, lascia esterrefatti, tante erano le atrocità  cui il lavoratore, per ben dodici ore al giorno, doveva sopportare: “usciva da casa che il giorno non era ancora maturo, per rientrarvi quando il crepuscolo annunciava la notte”. Riteniamo importante riportare un estratto di quello che era il riguardo e le condizioni di vita nella miniera di Masua.

Nebida cultura mineraria: Interessante è conoscere l’importanze del ruolo femminile e quello dei bambini nell’ambiente minerario.

La presenza delle donne in miniera, è stata notevole ed ha fruttato enormi guadagni alla Società  mineraria che poteva contare su di una risorsa abbondante, altamente qualificata e a basso costo.Il lavoro dava loro la possibilità  di essere indipendenti e di contribuire alle spese della famiglia. Affiancati alle donne, nel duro lavoro di miniera vi erano i bambini, questi conobbero troppo presto la fatica del vivere per un tozzo di pane. A questa generazione di bimbi è stata rubata l’infanzia ed il sorriso, i giochi e l’istruzione. Le donne e i bambini avevano diverse mansioni, tutte in soprassuolo. Dieci, dodici ore di lavoro al giorno, senza riposo settimanale. La legge del 18 agosto 1886 le limitava a 8.I salari delle donne occupate in miniera erano nettamente inferiori a quelli corrisposti agli uomini. Difficilmente le donne creavano ribellioni e opposizioni. Secondo alcuni studi, nell’ultimo decennio del’800, la retribuzione delle donne adulte era pari a 1 lira e 55 centesimi. Il costo di 1 kg di pane era di 0,35 centesimi, la farina costava tra i 0,35-o,45 centesimi al kg, 1 litro d’olio 1,60 centesimi.Nel 1903, i componenti di una famiglia erano costretti a lavorare tutti per potersi sfamare. Il marito in Galleria guadagnava 1,50, la moglie o,70 nel piazzale davanti alla galleria ed il figlio 0,50 al servizio dei muratori. Nella vita in miniera la multe e le punizioni erano all’ordine del giorno, chi arrivava con qualche minuto di ritardo, chi non rispondeva all’appello, chi veniva sorpresa a chiacchierare con la collega, vedeva decurtarsi la paga.

Dopo il duro lavoro in miniera le donne ritornavano verso casa, percorrendo strade sterrate, impervie, disagiate per la quantità  di buche che durante il periodo delle piogge si riempivano di fango. Si dirigevano verso casa, stanche, preoccupate per i figli lasciati con qualche vicina o con la nonna, si dovevano preoccupare del bucato, dovevano recuperare il pasto.

Ad attenderle trovavano tutti gli impegni di cui una donna doveva farsi carico per mandare avanti la famiglia. Alla fatica del lavoro si aggiungeva quella delle faccende domestiche.

Nebida cultura mineraria: Le cernitrici

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Cernitrici durante il turno di lavoro.

Le Cernitrici erano le donne che venivano impiegate nei piazzali antistanti le gallerie, queste si occupavano di separare il minerale utile dallo sterile, ma alcune, le più forti spaccavano il minerale, lo grigliavano e lo insaccavano per poi essere spedito nelle fonderie. Era un lavoro faticoso, rischioso e poco retribuito. Spesso queste donne erano vedove o adolescenti che non avevano di che vivere perchè appartenenti a famiglie troppo numerose. La miniera garantiva loro il pane, ma a caro prezzo. Le donne erano richieste a causa della loro pazienza e diligenza rispetto agli uomini, infatti dal loro lavoro si otteneva un prodotto migliore e più abbondante ad un costo più basso. Secondo una relazione del prefetto di Cagliari nell’arco temporale 1891-1892 nella miniera di Nebida lavoravano 84 donne.

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