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Nebida  Cultura

nebida cultura

Laveria Lamarmora. Vista dalla passeggiata Belvedere.

Nebida Cultura: Lavorare in miniera significava infilarsi in un pozzo ogni mattina e rimanerci per dieci, dodici ore: significava martellare sulle rocce con picconi o martelli pneumatici fino ad assordarsi.

Parlare di cultura relativamente ad un territorio minerario significa necessariamente addentrarsi in quello che è stato il passato lavorativo nelle miniere, passato che ha segnato indelebilmente la vita quotidiana delle persone che lo hanno vissuto.

Gli itinerari legati alla civiltà mineraria nella Provincia di Carbonia Iglesias sono particolarmente interessanti perché consentono di coniugare aspetti legati alle scienze, all’architettura e archeologia industriale, all’ingegneria, elementi sociali e culturali che la civiltà mineraria ha portato, creato, lasciato in eredità a queste terre.

Nebida Cultura: La Sardegna è il primo parco geominerario al mondo riconosciuto dall’UNESCO: nel Sulcis glesiente si concentra l’area più estesa per varietà e diffusione delle attività minerarie svolte negli ultimi secoli.

L’attività di estrazione mineraria era già praticata da Fenici, Romani, Pisani e Spagnoli, ma è nel XIX secolo, in seguito all’intervento dei Savoia, che le miniere di Monteponi, nel territorio di Iglesias, e di Montevecchio (frazione di Guspini, nella Provincia del Medio Campidano) diventarono le capitali minerarie sarde che fecero estendere la legislazione mineraria piemontese a tutta la Sardegna. L’attività mineraria raggiunse l’apice durante il Fascismo anche grazie all’apertura della miniera carbonifera di Serbariu (oggi riconvertita e fruibile turisticamente) e alla fondazione della città di Carbonia. Qui, il recente Museo del Carbone gestito dal Centro Italiano per la Cultura del Carbone (CICC), consente, anche attraverso una galleria didattica, la consultazione di un importante apparato di documentazione materiale e testimonianze filmate di chi a questa miniera ha dedicato la propria vita, fino alla sua chiusura, nel 1964.

Lavorare nelle miniere significava respirare le polveri sottili dei minerali frantumati ed ammalarsi ai polmoni di silicosi. Lavorando in miniera si rischiave la vita per l’esalazione di gas striscianti e inodori come il grisù, ma si poteva morire anche a causa dei crolli delle gallerie. Significava ogni sera ritrovarsi coperti di polvere fin negli angoli più nascosti, e doversi strofinare per un’ora in una tinozza, per poi la mattina dopo ricominciare. In sintesi questa era la vita dei minatori, che non vedevano la luce del sole, faticavano come animali, ma che dovevano portare a casa uno stipendio. In questa sezione diamo spazio alla descrizione del “come si svolgeva” la giornata tipo del minatore, del ruolo della donna nella vita quotidiana. Abbiamo raccolto anche l’aspetto religioso della vita mineraria. Santa Barbara, la patrona dei minatori aveva un ruolo molto importante nella loro vita, a lei si affidavano nei momenti difficili.

Infine troverete una serie di racconti e poesie relative alla vita mineraria.

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