Nebida Racconti, Credenze e Leggende


Nebida racconti:  così come i tanti paesi della Sardegna possono vantare una storia ricca di credenze popolari, tramandate oralmente sino ai giorni nostri a differenza di altre realtà del Mediterraneo. Frutto delle fantasie locali si, ma sempre con un fondo di verità, nascono per celebrare fatti, personaggi o luoghi, oppure servono a rispondere a dei perché. Miti, leggende e credenze si sono conservate certamente meglio nei centri più piccoli, laddove le influenze provenienti dall’esterno e dallo scorrere del tempo sono state (e sono) più lente. Ciascun paese tramanda delle leggende che nascono e si sviluppano intorno a quella che era la principale attività di sostentamento. Nel caso di Nebida è il passato minerario a far da padrone.

Nebida  Racconti, Credenze, Leggende e poesie

Molte delle leggende sarde sono di origine medievale o più recente, alcune tra queste però sono di origine molto più antica e sono nate e si sono diffuse principalmente nell’entroterra, nei paesi più isolati, presso le comunità locali più protette da influenze esterne. Molte delle storie e dei miti durante il medioevo e in più tarda epoca sono state manipolate, modificate, corrotte e ricostruite.

Così anche a Nebida sono diverse le storie, le credenze e le leggende che sono state tramandate dagli anziani del paese. Alcune riguardano strettamente il passato minerario, altre sono da questo disconnesse. Sono storie simpatiche, spiritose e proprio per questo motivo abbiamo deciso di dedicare a questa una piccola sezione del nostro portale.

Abbiamo ritenuto interessante riportare anche  alcuni  racconti che  i nonni amavano raccontare ai nipotini, uno tra i più famosi ed amati è quello che racconta la storia de Sa Mamma e su Sole.

Sono presenti anche diverse poesie che sono state scritte per ricordare la condizioni alle quali erano sottoposti i minatori durante la vita in miniera.

  • SA MAMA E SU SOLE
    L’infanzia dei bambini sardi era affollata di fate, streghe e personaggi magici con nomi e caratteristiche diverse
    in base alle diverse zone dell’isola.
    Nella zona di Nebida, i nonni raccontavano ai nipoti la storia de sa mama e su sole, per tenere i bambini
    tranquilli in casa. Da bambini eravamo terrorizzati da “sa mama ‘e su sole” (la mamma del sole), che nostra
    nonna “disturbava” per convincerci a non uscire a giocare con gli amici nel primo pomeriggio,
    soprattutto d’estate. Era una vecchia signora che si aggirava per le strade di Nebida, nascondendosi grazie ai
    raggi abbaglianti del caldo sole estivo e rapiva i bambini che incontrava in giro da soli. Noi non volevamo fare
    il riposino, volevamo giocare con i nostri amici ma alla fine la nonna ci convinceva a restare in casa. Poi, a
    seconda dei diversi momenti dell’anno e delle differenti situazioni meteorologiche le nonne ci raccontavano de
    “sa mama e su bentu” (la mamma del vento) e “sa mamma e su frius” (la mamma del freddo).
  • SOPRUSI
    Alle cernita c’erano le donne,
    facevano parte di una categoria
    privilegiata dal padrone.
    Poco pagate e più docili
    più volenterose e più rispettose
    sottomesse e disponibili.
    Anna appena undicenne
    faceva parte di quell’universo.
    Il caporale la chiamava e lei correva
    comandava e lei ubbidiva
    la redarguiva e lei chinava lo sguardo.
    Come poteva sfuggire alla morte
    che, quel quattro maggio, la ghermì con forza
    e la trascinò a valle?
    Era destino: ubbidire sempre
  • CERNITRICI
    Non dimenticateci…
    Anche noi abbiamo fatto la storia.
    Il nostro contributo
    di fatica e di sofferenza
    di sacrificio e
    di coraggio,
    di solidarietà e di amore,
    ha dato al duro lavoro di miniera
    un volto di dignità e umanità
    che solo noi donne
    sappiamo portare ovunque
  • (Iride Peis)
  • La Miseria
    La miseria ha il volto di quella donna
    che spinge i vagoni carichi di minerale
    che ha la pelle grinzita
    le unghie orlate di nero
    calcagni spaccati e duri
    gli occhi febbricitanti
    il corpo magro e secco
    dalla fatica e dai patimenti.
    La miseria in miniera
    è il denominatore comune
  • di tutte le donne
  • (Iride Peis)
  • MINIERA NEBIDA
    Troppus sunti is luttus, dannus po disgrazias
    Chi sa miniera e fendi registrai,
    Devotus a Deus domandint grazias
    Chi dannu non torri prus capitai
    E podi traballai senz’e timoria,
    In putzu galleria siant cuntentus
    In avanzamentu fornellus gradinus
    E fezzant festinus dopu sa giornata
    Sa genti prexiada allirga cun’isusu
    E dannu mai prusu a sindi nomenai.
  • (Francesco Contu)

STORIE MINERARIE:

IL MULO TORINO.
………”Iniziai la carriera di sondatore. Come aiuto chiesi un operaio anziano che aveva sempre lavorato con
me nelle sonde e aveva tanta esperienza.
La prima trasferta fu al cantiere Fortuna di Nebida dove con mia grande sorpresa, un mulo chiamato Torino
trainava i vagoni al posto dei vagonisti.
I “barcarelli”, vagoni da 500 Kg, portati su dall’interno con l’ascensore, venivano agganciati a gruppi di otto,
trainati per circa 300 metri e scaricati da Tziu Zucca con un rovesciatore.
Da li il minerale veniva portato con il camion alla laveria di Masua.
Durante questo lavoro il mulo mangiava fieno e fave da un sacchetto appeso al collo.
Il mulo Torino aveva uno stalliere che, per l’assistenza al mulo, lavorava al di fuori del normale turno.
Una sera passano vicino alla stalla alcune asine al pascolo.
Forse qualcuna è in calore. Il mulo che non è legato esce dalla stalla e correndo all’impazzata, cade sul muro
dove si scaricano i vagoni.
Zoppica, ma il danno non sembra grave.
L’indomani invece viene trovato morto nella stalla.
Gli operai residenti a Nebida avevano l’abitudine di arrivare prima di quelli che usavano le corriere.
In attesa degli altri, messi gli indumenti da lavoro, alcuni mangiavano un panino, altri fumavano una
sigaretta, altri ancora preparavano gli attrezzi.
Il giorno arrivo anch’io con la corriera.
Trovo tutti tristi e senza intenzione di entrare al lavoro.
Chiedo “c’è sciopero?”
Rispondono: “è mortu Torino. Stiamo aspettando la commissione interna perchè vogliamo “fare festa” in
segno di lutto.
Anche noi ci uniamo a loro. Arriva il delegato e appresa la richiesta degli operai, dall’ufficio del sorvegliante
telefona al capo servizio che risponde “fare festa per la morte di un mulo? sta scherzando vero? ”
Il delegato riferisce la risposta.
Gli operai allora chiedono di dire al direttore che Torino ha vissuto e lavorato con noi per tanti anni ed è
come se fosse un nostro compagno di lavoro.
Il direttore perde la pazienza ..”Se non entrate al lavoro prendo provvedimenti. Al massimo non vi faccio
scontare l’ora che avete perso per questa ridicola richiesta!”
A malincuore i più affezionati a Torino vanno ad indossare la tuta da lavoro .
Tziu Giovanni, il capo squadra famoso per gli scherzi, ora sorvegliante alla galleria Fortuna di Nebida, entra
negli spogliatoi con un taccuino e penna, chi si infila la tuta, chi gli stivali, chi è ancora in mutande.
Mi strizza l’occhio.
Fa sapere a tutti che ha avuto ordine di distribuire la carne del mulo, “però dovete capirmi, non potendo
tagliarla a pezzi piccoli , posso accontentare solo poche persone”
Mi avvicino subito e chiedo “Mi segni per il posteriore”.
In un baleno tutti sono intorno a Tziu Giovanni, chi vuole la coscia, chi vuole la parte anteriore.
E lui continuava a segnare “Calma, che non posso accontentare tutti! “.
Alla fine del mulo non rimane neppure la coda.
A fine turno però arriva la delusione.
La direzione ha ordinato di sotterrare il mulo.
In seguito si sparge la voce che “qualcuno” lo aveva portato via…..
TRATTO DA: Miniera, ricordi di una vita – Uno spaccato di vita mineraria a metà del ‘900 –
Mario Congia – Associazione Culturale Etnos
INPUT EDIZIONI 2013

LEGGENDE:

La Leggenda dei Licantropi
Secondo alcune voci in un paesino, frazione di Iglesias, di nome Nebida (in Sardegna) vi è la
presenza di licantropi. Qui c’è un focolaio riconosciuto di licantropia, qualcuno afferma di
cercare una donna che vive sotto un’albero di carrube (in realtà è una casa lì nel paese) lei sarebbe
secondo molti la causa primaria del contagio (il punto zero). Il paese è attraversato da una sola
strada ed è a strapiombo sul mare, su questa strada c’è una statua di madonna all’ingresso del
paese, ed una all’uscita dall’altra parte per tenere i licantropi “confinati”
Pare che questo si possa notare dal comportamento di alcuni abitanti e dai peli.

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nebida racconti