Nebida Siti Minerari di interesse

Nebida Siti Minerari |Nebida-Masua

La realizzazione di Porto Flavia consentì alla società  mineraria belga “Veille Montagne” (proprietaria delle miniere della zona) di ridurre i costi di imbarco dei materiali che, fino ad allora, venivano caricati a mano nelle “Bilancelle” carlofortine per essere trasportate nei magazzini dell’isola di San Pietro. Da qui venivano poi imbarcate per le località  di destinazione.

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Vista dal mare della laveria Lamarmora

Nebida  siti minerari

L’importante attività  mineraria, che per decenni si è svolta senza sosta nel territorio nebidese, ha inevitabilmente lasciato le impronte sul territorio.

Oggi esistono diversi siti ancora visibili, alcuni sono stati integralmente recuperati altri no.

Nebida, LAVERIA LAMARMORA: venne ultimata nel 1897, al livello dell’omonimo ribasso nel cantiere Cuccuru Aspu. Al momento della costruzione era una delle più moderne dell’isola e disponeva di alcuni sistemi gia adottati nella Laveria Malfidano, entrata in funzione qualche anno prima nel territorio di Buggerru. Era composta da due livelli: nel primo veivano trattati i materiali terrosi; nel secondo quelli compatti, assai ricchi in galena. La struttura era composta da tre sottosezioni per i minerali di zinco e piombo. Questi venivano però trattati in una laveria ausiliaria. Il funzionamento degli impianti era garantito da un generatore a vapore; all’interno, su tre livelli differenti, il minerale veniva frantumato, sfangato e classificato prima dell’ultima fase eseguita con crivelli.

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Nebida, vista di Porto Flavia dal mare

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PORTO FLAVIA: venne costruita nel 1924 a partire dal progetto realizzato dall’ingegner Cesare Vecelli, come porto d’imbarco del materiale estratto dalla montagna. Il nome “FLAVIA” deriva dalla figlia primogenita del progettiosta. L’intera installazione portuale fu realizzata scavando all’interno della montagna a picco sul mare. All’interno vi sono due gallerie sovrapposte: in quella superiore arrivavano i materiali estratti, mentre in quella inferiore, tramite un nastro trasportatore estraibile, il materiale veniva caricato direttamente sulle navi.

Tra le due gallerie erano sistemati nove enormi silos per lo stivaggio del materiale, capaci di contenere fino 10000 tonnellate. La realizzazione di Porto Flavia consentì alla società  mineraria belga “Veille Montagne” (proprietaria delle miniere della zona) di ridurre i costi di imbarco dei materiali che, fino ad allora, venivano caricati a mano nelle “Bilancelle” carlofortine per essere trasportate nei magazzini dell’isola di San Pietro. Da qui venivano poi imbarcate per le località  di destinazione. L’impianto cessò la sua attività  dopo la seconda guerra mondiale con il progressivo abbandono dell’attività  estrattiva della zona. Nel 1882, Gabriele D’Annunzio visitò il sito nel quale poi sorse il porto, con il compito di scrivere un articolo per conto della rivista ” cronaca Bizantina”.

Oggi, grazie ad un’opera di restaurazione portata a termine negli ultimi anni, il sito è stato aperto al pubblico ed è possibile effettuare delle visite guidate.

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FONDERIA FUNTANAMARE: venne costruita verso la fine dell’800 sotto richiesta del Sig. Prospero Christin. Sorse proprio sulla spiaggia di Fontanamare ed aveva lo scopo di fondere i poveri piombiferi. Facevano parte della medesima struttura due forni per la calcinazione delle calamine. All’interno della fonderia erano presenti sei forni a manica e una macchina soffiante azionata da una macchina a vapore. Il minerale veniva quindi imbarcato nei battelli dal porticciolo di Funtanamare e trasportato a Carloforte.

 

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Nebida, vista della laveria Carroccia

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LAVERIA CARROCCIA: sorse verso la fine del’800 in località  Carroccia. Si differenzia dalle altre perchè dotata di un forno rotativo per il trattamento delle terre calaminari.

LAVERIA FORTUNA: questa laveria si differenzia dalla altre due presenti sul territorio perchè dotata di impianti di separazione a “flottazione”. Oggi gli impianti non sono più presenti, rimane solo la struttura che gli ospitava.

FONDERIA DI MASUA: iniziò la sua attività  nel 1862. Il suo scopo era quello di fondere il minerale della miniera di Masua. Era composta da sei forni a manica, un forno a riverbero e di un ventilatore azionato da una macchina a vapore. Il combustibile impiegato per alimentare i forni era il Coke inglese. Secondo i dati storici che è stato possibile recuperare, all’interno di questa veniva fusa una quantità  pari a 18 t./forno di minerale in 24 ore con un consumo di combustibile pari a 5,5 tonnellate. La percentuale di piombo che si otteneva oscillava dal 25% al 30%.

Le notizie contenute nella relazione di Quintino Sella, sulle condizioni dell’Industria mineraria della Sardegna, sono estremamente precise nell’affermare che le colate del piombo venivano fatte tre volte al giorno al’ora del cambio del personale (ciclo di 8 ore).

Dalla letteratura inoltre è emerso che dalle colate si ottenevano circa 60 “pani” di prodotto del peso di 62,5 kg ciascuno. Il piombo contiene da 90 a 110 g di argento per ogni 100 kg, in media 1 kg per ogni tonnellata. Per quanto riguarda il personale, ogni forno funzionava con il lavoro di un fonditore e di un tira-scorie, di un caricatore e di un portacarbone. Le scorie venivano trasportate sul piazzale della fonderia per permettere il loro raffreddamento e per poi essere eventualmente riportate nei forni.

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