Nebida storia | La Storia mineraria |

Nebida storia: Questa terra, che i popoli del Mediterraneo antico consideravano un Eldorado per la fertilità e la ricchezza di metalli (l’isola era nota come Argyrophleps nesos, isola dalle vene d’argento) … sulle sue rive arano approdati esploratori caldei, guerrieri shardana, costruttori nuragici e mercanti fenici, conquistatori cartaginesi e romani.

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Vecchio carrello minerario nei pressi di Porto Flavia

Nebida storia: Il passato minerario

I lavori di sfruttamento iniziarono in tempi remoti con l’individuazione di piccole sacche di galena ricche in argento rinvenute negli anfratti delle rocce carbonatiche.

Nel 1614 Martino Esquirro di Cagliari, ottenne il diritto di coltivare tutte le miniere comprese tra Oristano e Capo Teulada, compresa la miniera di Nebida.

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Vecchio sistema ad ingranaggi relativo all’epoca mineraria

Nel 1868 la concessione fu affidata all’imprenditore G. De Camilli per la coltivazione dei minerali di piombo e zinco, in una superficie totale di 379 ettari.

I primi lavori si svilupparono nei canaloni del monte San Giovanni e di Cuccuru Aspu, dove sorse una prima laveria meccanica costituita da 10 crivelli inglesi e da 2 cassoni tedeschi mossi a mano.

Verso la fine dell’800 il Sig. Prospero Christin fece costruire presso la spiaggia di Fontanamare una fonderia per la fusione dei poveri piombiferi e due forni per la calcinazione delle calamine.

All’interno della fonderia erano presenti sei forni a manica e una macchina soffiante mossa da macchina a vapore.

Il minerale veniva quindi imbarcato nei battelli dal porticciolo di Fontanamare e trasportato a Carloforte.

Nebida storia mineraria fine anni 800.

Nel 1881 venne costruita una pompa per l’eduzione delle acque da Porto Raffa, la quale tramite un complesso sistema di ingranaggi, sfruttava l’energia eolica; l’ingegnoso progetto si rivelò però un fallimento a causa di fragilità strutturali e continui guasti.

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Lampada a carburo

Il progetto fu realizzato da ingegneri olandesi che non tennero conto delle forti folate di maestrale.

Nel frattempo sorse il villaggio minerario di Nebida capace di ospitare verso la fine del’800 circa 2000 persone.

In località  Carroccia venne realizzata l’omonima laveria dotata di un forno rotativo per il trattamento delle terre calaminari.

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Bilancelle per il trasporto del materiale da Masua all’isola di San Pietro

Nel 1885 la concessione passò alla Società  Anonima di Nebida.

Nel 1897 venne realizzata a picco sul mare la grande laveria idrogravimetrica Lamarmora, servita dalla galleria ribasso Cuccuru Aspu.

La costruzione era stata realizzata in pietra locale e mattoni pieni. Le coperture erano di legno e lamiere e il pavimento in cotto.

La laveria trattava i minerali di piombo e zinco che giungevano nel piazzale di scarico attraverso convogli ferroviari a scartamento ridotto dalla galleria Lamarmora e dalla teleferica Carroccia.

La laveria trattava sia i materiali terrosi che quelli compatti ricchi in galena.

I terrosi venivano sfangati, cerniti a mano, frantumati e classificati.

In seguito venivano arrostiti o calcinati e inviati a Carloforte tramite “Bilancelle” che partivano dal porto sottostante la laveria.

Nel 1910 il villaggio di Nebida contava ben 3000 abitanti, di cui almeno un terzo occupato nei lavori minerari.

Possedevano un alloggio ed un piccolo terreno da coltivare.

Negli anni ’30 la produzione raggiunse il massimo impulso e nei cantieri operavano circa 400 donne alla cernita.

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Gli archi della Laveria Lamarmora

Si lavorava nei cantieri interni Fortuna e Lamarmora e in quello a giorno Nicolay.

Negli anni ’50 il passaggio all’AMMI permise la realizzazione del nuovo impianto di trattamento dei minerali tramite la flottazione dislocata vicino al cantiere Fortuna.

Questa struttura andava a sostituire la vecchia laveria Lamarmora.

La grande crisi estrattiva degli anni ’70-’80 coinvolse anche il villaggio di Nebida, che si spopolò. Oggi alcune strutture sono state recuperate, mentre altre attendono il recupero e la loro valorizzazione a fini turistici.